DESTRA, RIVOLTA E COMUNISMO OGGI

FRIDA
FRIDA KAHLO

 

    Proporre oggi l’autogestione del lavoro e delle attività quotidiane significa prospettare un modello alternativo alla gestione usuale del capitale e della cosa pubblica.
A tutti i livelli.
E’ una questione che riguarda il modello che si può prospettare come alternativa a un sistema, è anche una sorta di disposizione psicologica, direi irrinunciabili per chi ne fa una critica.

L’autogestione vale maggiormente per i più sfortunati che al solito sono quelli che si oppongono radicalmente alla società capitalista. Oggi si potrebbe fare un cenno ad esempio al movimento No Tav ma ve ne sono altri, non molti, ma si fa quel che si può.
Contrastare il potere è costitutivo dell’impegno assunto da chi si pone in opposizione netta allo status quo.
Gli “ultimi” se non si ribellano (non dico rivoltarsi) ne pagheranno e ne pagano le conseguenze mentre le classi abbienti o vicino ad esserlo manterranno ancora per una o due generazioni (l’intervallo temporale è sempre lo stesso per gran parte delle vicende che viviamo oggi) i privilegi che le contraddistinguono.
Quindi esse sono felici, spesso in maniera non confessabile o inconscia, che vi siano sbarramenti (facendo riferimento soltanto alla questione migrazione) a quella che credono essere una sorta di invasione (ma i dati non sono poi così allarmanti per l’Italia, almeno dalle statistiche interessanti e da tenere presenti) dei migranti che invece vanno altrove se possono e parlando con riferimento all’Italia.
Il problema, tuttavia, è sempre il profitto e lo sfruttamento delle masse.
Ultimi e penultimi uniti nell’essere sfruttati dai padroni.
Questo semplice concetto non è molto recepito!
Anzi, i più credono che lo sfruttamento sia indispensabile per lavorare, ecco perchè mi preme sempre sottolineare questo punto.
Oppure bisognerebbe tacere, dato che si hanno gli strumenti per scrivere e parlare e così facendo mettersi ipocritamente dalla parte degli ultimi o magari diventandolo devolvendo i propri avere?
Niente del genere farebbero ultimi e penultimi, uomini o donne, trans gender e queer.
Pertanto questa possibilità è esclusa e, per altro, non modificherebbe di molto la situazione: le ricchezze in un sistema capitalistico infine sono sempre assorbite in siti preordinati a dovere. Fiumi , torrenti e rivoli vanno sempre verso il mare, se mi si passa la metafora.
L’Occidente si avvia a mantenere autoritariamente il proprio potere e per questo è possibile dire a ragion veduta che vada a destra.
Il comunismo, nelle sue varie declinazioni, oggi è un sistema di pensiero e azione che, ahimè (esplicito un fatto non un’opinione, né tantomeno un desiderio) sta declinando.
Vedremo se riemergerà nel non-Occidente o se si svilupperà di nuovo nello stesso Occidente. Ma occorrono contesti, temperie, eventi nuovi che modificando (rimodificati) il quadro generale trasformino gli elementi che si sviluppano nel contesto stesso, tra cui le teorie politiche e i moti di rivolta o dichiaratamente rivoluzionari.
Oppure ancora il silenzio.
Esito estremo di un popolo vociferante che crede di esprimere se stesso e invece pedissequamente assolve ai doveri imposti, direttamente e indirettamente, dall’alto.

FRIDA

La Verità, le verità e la Filosofia

Distinguere tra verità con la v minuscola e la Verità con lettera maiuscola non è una questione di doppia verità , nemmeno, ovviamente, implica le concezioni dell’avverroismo, ma ci permette di capire quando il concetto di verità sia congruente con la ricerca di conoscenza e quindi con il suo uso nel dialogo scientifico e nel linguaggio comune, oltreché nella pratica quotidiana.

La verità concepita dalla filosofia è stata quasi sempre intesa con la V maiuscola, con significati metafisici, inoppugnabili, attinenti alla credenza nel divino trascendente che domina, incontrastato e incontrastabile, sulla realtà, incluso il pensiero dei singoli.

Invece quella che interessa il discorso scientifico è ascrivibile alle verità plurali e con la v minuscola. Non ci sono cose alte o cose basse da conoscere, forse cose importanti e meno importanti, ma pur sempre tutte sono “cose”, fenomeni, eventi, suscettibili di comprensione.

In teoria della conoscenza (gnoseologia), ad esempio in ciò che scrive la filosofa Nicla Vassallo, la conoscenza appunto non vuole arrivare alla verità o alla Verità, ma solo risolvere problemi (problem solving, come si dice nella lingua del dominio).

La filosofia, pur dando credito ampio alla scienza nelle sue varie declinazioni, è ancora valida, sebbene si trovi in continuo conflitto con quest’ultima (si pensi al grande problema della “naturalizzazione” della filosofia o della “mente”; alla riduzione, cioè, a leggi fisiche e chimiche di tutto quanto è il repertorio delle cose esistenti) e la tecnologia riguardo alla capacità stessa del conoscere umano.

Perchè avrebbe ancora una validità irrinunciabile?

Perchè col suo linguaggio, con le categorie concettuali che la compongono permette di avere una visione ampia, globale (la totalità) della realtà sia fisica che sociale, anzi specialmente sociale.

Inoltre permette di far ordine nei propri pensieri, ordine che col metodo esclusivamente scientifico non si raggiunge, dato che esso si occupa di problemi settoriali, di risolvere problemi e quindi trascura, in sostanza, il contesto, lo svolgersi dello stesso pensiero, il ragionamento logico che si dipana nella conversazione (l’universo conversazionale di P. Grice o J. Habermas, ad esempio).

La filosofia è in grado di fare riferimenti articolati più o meno precisi e congrui alla realtà generale ma anche specifica, settoriale (qui si potrebbe parlare di una Realtà con la maiuscola e di realtà con lettera minuscola, essendo la Realtà analoga al concetto di Verità) e rappresenta in fondo anche uno stimolo per la ricerca scientifica o umanistica, cioè sociologica, psicologica, ecc. Si pensi, per fare un esempio, al concetto “di mente” (cfr. G. Ryle ecc.) trade union tra disorso filosofico e neuroscientifico.

Il contesto è sempre importantissimo per capire le questioni reali, concrete, esistenziali.

Inoltre la filosofia apre la mente, amplia la visuale cognitiva ma è auspicabile che sia sempre accompagnata da conoscenze in un campo specifico e scientifico, come diceva lo stesso Hegel, uno dei filosofi più “metafisici” e oscuri (cfr. B. Russell) dell’intera storia della filosofia.

Insomma, filosofia sì ma assieme alla conoscenza specifica di qualche branca della scienza in modo da essere equilibrati nella comprensione, sempre parziale e modificabile, del mondo.

Al “macchinario capitalistico” interessa sostanzialmente che la gente non sia in grado di ragionare per ampie vedute, sia incapace di scorgere la filiera dei fenomeni che si sviluppano nell’esistenza, incluso il sistema delle merci, e abbia una visione offuscata o addirittura cieca dell’intera struttura in cui essa vive.

Contrariamente, la conoscenza esclusivamente tecnica, come quella che si sta diffondendo oggi nelle scuole e nella società, meccanizza il sapere e l’individuo,ulteriormente meccanizzato, diviene più idoneo ad accogliere senza critica alcuna le ingerenze del potere. Ammesso che concepisca il potere in quanto tale, qualcosa, in altri termini, che non può essere studiato con le metodiche scientifiche classiche e può sfuggire ad un osservatore impreparato, anzi incapace (per carente bagaglio intellettuale o competenze troppo settoriali) di distinguerne gli effetti su di lui e sulla società.

Non c’è, infatti, una “cosa”potere, ma esso è un sistema di relazioni che sfuggono a chi non abbia una visione globale del fenomeno stesso, che non è un singolo fenomeno ma tanti fenomeni interrelati, una “complessità”, per dirla con Edgar Morin e tutta la teoria della complessità contemporanea.

FEMMINISMO MUSULMANO

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Marc Chagall

INTERVISTA A UNA RAGAZZA CHE SI DICHIARA MUSULMANA OLTRECHE’ FEMMINISTA: COMMENTO

(http://www.liberopensiero.eu/…/sveva-basirah-balzini-femmi…/)

Il presupposto di Sveva Basirah Balzini è includere una fede religiosa, nel caso quella islamica, in un contesto più ampio di libertà, femminismo, solidarietà tra donne e mi pare anche con tutte le specificità denominate LGBTIIQ.
Tuttavia è la fede islamica che non entra per nulla in questo proposito.
Intanto perchè essa prevede una sottomissione, muslim del resto significa sottomesso.
Sveva dice di sottomettersi solo a dio e di rigettare ogni altra sottomissione, specie nei confronti del maschio, del padre autoritario e quant’altro (spesso anche ai fratelli).
Ma introducendo o convalidando una sottomissione si facilità l’estensione della sottomissione stessa.
Per superare le sottomissioni familiari, istituzionali, è necessario svezzarsi anche da quelle verso dio. Pensare che un certo tipo edulcorato, divino, trascendente di sottomissione possa avere funzione liberatoria tout court è un grossolano errore.
Inoltre c’è da dire che l’ipotesi divina è davvero un’ipotesi strampalata, improbabile come improbabili sono gli dei dell’Olimpo, gli unicorni, le fate dai capelli azzurri.
In sostanza, dio è una fantasia, per altro trita e ritrita, e su di essa non si può fondare alcun discorso reale, liberatorio, perchè la falsità che è sottesa a dio (possiamo dire che non esiste e quindi, sostenerne l’esistenza, nonostante la sua assoluta improbabilità, è un’affermazione falsa) non può costruire verità (il contrario di falsità) contingenti, individuali e sociali.
Inoltre ancora dando credito alla fede, alla credenza divina, si urta la ragione perchè quest’ultima utilizza il confronto tra tesi diverse, fa congetture, prova e riprova, mentre la fede è, in quanto tale, dogmatica, non può subire che mutamenti minimi, è sclerotizzata per sua stressa definizione e natura.
Il teorema di Pitagora, la teoria della Relatività ristretta e generale non dividono i popoli (al più li fanno ragionare), la credenza in un nulla cui si danno nomi diversi invece sì.
Nell’intervista su citata si dice anche che la questione velo e il discorso ancor più interessante circa l’uso del burka, divide l’Islam, ma questo copricapo (chiamiamolo così) è da contestualizzare rispetto al periodo originario in cui si è manifestato e nel nostro tempo, ma pure contestualizzandolo in vasti orizzonti temporali e geografici rimane il suo significato intrinseco, privo di alcun dubbio circa la natura di ciò che esprime.
Esprime l’ansia, l’angoscia, la repressione del corpo femminile e inoltre esprime l’avidità libidica nei suoi stessi confronti, ne esprime ancora la barbara oggettivazione.
Giacchè i capelli sono un portato di bellezza, di desiderio, di libertà, di freschezza, e ancor più lo è il volto che esprime ancora bellezza, intelligenza, simpatia, attrazione. Ecco perchè capelli e volto, oltrechè ovviamente le restanti parti del corpo femminile, sono genericamente correlati a entità diaboliche tentatrici che favoriscono la libidine sfrenata e dunque debbono essere obliterati, scotomizzati, appiattiti da stoffa che trascura le forme e omogeneizza le curve della donna, nascondendo ogni peculiarità morfologica, estetica.
L’uso di questo capo d’abbigliamento tende a escludere le distinzioni, ecco il punto.
L’individualità, la specificità di ogni donna deve essere svuotata di caratteristiche peculiari.
Non soltanto si facilita così un pensiero unico ma anche un corpo unico, anzi un non corpo al servizio di tanto in tanto di fidanzati o meglio di mariti che, preparati da fede e velature sottomissorie, non possono che avere ingerenza sulla donna proprio perchè si trovano all’interno di questa cultura, di questa religione, di consolidate e interessate (per gli uomini e solo per loro non essendo nemmeno prevista la presenza di altri generi, ruoli, oltre quelli canonici di uomo-donna) abitudini, che al pari di altre rappresentano lo svilimento della ragione e l’allontanamento da ogni possibilità di autentica liberazione.
Altro che libertà di vestirsi come si vuole!
Certi abbigliamenti sono l’esternazione di pratiche autoritarie, di atteggiamenti illiberali, di propensioni sessuo repressive, di maschilismi sui generis e specialmente, purtroppo, di donne sottomesse. Di donne che hanno una personalità in grado di accettare, di nascondere il proprio corpo, di essere sottomesse a dio e quindi sono aperte, e non potrebbe essere diversamente, ad altre sottomissioni (maschi, padroni, capipopolo, autorità statali, ecc.), anche se dichiarano di considerare la sola autorità divina.
Lo tenessero gli uomini questo velo, questo burka.
Perchè l’uomo non ne fa uso?
Non suona tragicamente sospetta alle donne islamiche questa preferenza culturale o religiosa che dir si voglia che le ha indotte fino ad oggi non solo a indossare il velo stesso ma a porsi il dubbio se esso sia un’imposizione, se sia giusto o meno metterlo, se rispetti i versetti coranici e quant’altro?
Ma , si dice nell’intervista, che il velo è come un segno distintivo (in altri termini, direi  una sorta di carta d’identità ideologica, religiosa)  e che nel Corano non vi è alcun obbligo di farne uso.
Meno male, e allora ci si svezzi da questa dipendenza coranica, maschilista, sessuo repressiva, a questo appiattimento che in luogo dell’individuo donna vuole quest’ultima massificata, resa cioè corpo indistinto di un magma omogeneo ove non possa emergere alcuna e possibilmente reale coscienza.
In conclusione, nella lotta per la libertà degli individui, per la salute mentale e fisica, per l’eguaglianza tra i sessi nella loro plurivocità, tanto piu’ per le lotte definite femministe, per creare condizioni di “aperture significative a tutte le realtà”, la fede islamica è un orpello, è un di più che non ha alcuna autentica funzione se non quella di essere, di rappresentare un’inerzia mentale dura a morire. Anzi, senza dubbio alcuno, rappresenta un vero e proprio ostacolo.
Non c’è dio, non ci sono dei, non ci sono donne, uomini, transgender, gay e via dicendo.
Ci sono soltanto persone.
Esse hanno il diritto di non essere sfruttate dai padroni, di essere sane mentalmente e fisicamente, di sviluppare ogni loro predisposizione cognitiva e creativa senza essere sotto il gioco di alcuna fede costrittiva, di alcun potere istituzionale e/o di genere che ne supervisioni l’operato e il comportamento.

 

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TCO (trattamento consumatorio obbligato) e TSO

DELACRO
Eugène Delacroix

1. Vaccinazioni e ribellismo popolare

 

La legge sugli obblighi vaccinali è irta di ostacoli e incomprensioni specie perchè la cultura media della popolazione, ahimè,  è assai bassa, oltreché improntata all’eterodirezione.

  Ignoranza e incapacità di decidere con la propria testa in maniera funzionale alla realtà fattuale causano in certi frangenti reazioni spropositate che se vengono sussunte da un gruppo divengono isterismo collettivo impermeabile a qualsiasi argomentazione ragionata che, in quanto tale, è sempre plurivoca ma in egual misura deve essere pacata e corroborata da elementi probanti derivati da fonti  serie e autorevoli .

In questo frangente si incunea però l’equivoco.

   Non tutte le opinioni sono fondate su autentici argomenti e permettono l’avvicinamento alla conoscenza di un fenomeno specifico. Viene alla mente la divisione tra opinione e Verità fatta a suo tempo da Parmenide che nel suo poema Sulla natura poneva la dicotomia tra la via dell’opinione e via  della Verità, usando, tuttavia, un concetto metafisico di verità.

Oramai invece dovrebbe essere recepita la nozione che la verità con la V maiuscola è un’invenzione metafisica e che sono le piccole verità, quelle con la v minuscola, a interessare l’esistenza del singolo e delle comunità umane, dal momento che sono proprio queste a lambire, anzi a immergersi nell’esistenza quotidiana fatta di problemi da risolvere e ostacoli da superare in  maniera  opportuna.

    E’ necessario fare una precisazione: non tutto ciò che appare essere opinione è tale da divenire argomento, come non tutto ciò che sembra essere pensiero (mondo 2 e 3 di Popper) è davvero il risultato  del mondo 1, nella fattispecie il Sistema Nervoso Centrale. Anzi, del mondo 1 in effetti certi pressapochismi insipienti ne sono il derivato, ma nel caso si deve parlare di mondo 1 intestinale, di pancia,  come si dice oggi. Ne emerge una sorta di sparolazione energizzata da scaturigini che hanno molto a che fare con l’intestino, d’altra parte si suppone che proprio il tessuto enterico sia una sorta di secondo cervello e qualcosa di vero in questo c’è di sicuro.

   Andiamo poi all’etimologia proprio di “pensiero”. Essa ci riporta alle ancellae pensilensis dell’antica Roma che pesavano (da cui pensare) le merci sulle bilance prima di venderle. Quindi contare, quantificare, precisare un peso, è in analogia con un pensiero che deve essere ponderato, paragonato ad altri, ragionato con circospezione, sperimentato nella realtà,  prima di diventare davvero tale.

    Non vi è alcuna corrispondenza del genere nel caso delle opinioni che assurgono talvolta a onor della cronaca le quali  genericamente sono afflati estemporanei privi di contestualizzazione, dovuti non a veri e propri ragionamenti ma spesso a prese di posizione pregiudiziali e pregiudizievoli. Così avviene per le fedi religiose, politiche, esistenziali (alimentazione, naturismo, tecnologismo, ecc.).

    Anzi, da tempo si è sviluppato una sorta di mini fede in qualsiasi fenomeno possa essere oggetto di interesse esagerato (anche se poco durevole nel tempo) come è il caso dei vaccini.

    Una questione delicata la vaccinazione, ancorchè, senza dubbio alcuno, caposaldo dell’igiene pubblica e della medicina oramai da più di due secoli. Una pratica che ha dato i suoi risultati in maniera evidente e che ha mutato in  milioni di bambini nel mondo la speranza di vita  – nonché la sua qualità –  in modo significativo.

    Eppure proprio su questo presidio medico da qualche settimana in Italia si svolge un dibattito serrato tra coloro che ne apprezzano senza alcun dubbio sostanziale (sostanziale ripeto)  la funzione di strumento contro patologie gravi e gravissime e coloro che hanno opinioni, sì opinioni, genericamente dubbiose e a volte decisamente in contrasto con una pratica che non è   generalmente conosciuta nelle sue specificità  immunologiche e  biochimiche (né tantomeno statistiche e epidemiologiche) ma è oggetto di fede e come tutte le fedi prescinde dal ragionamento, dalla ragione, dal buon senso.

    Il problema da affrontare a questo punto è costituito da quelle  opinioni  che si oppongono alle vaccinazioni o ad alcune di esse (ma poi il discorso tronca le specificazioni e diviene generale: le vaccinazioni in quanto tali).

   Queste sono condivise da coloro che   credono vi sia una macchinazione delle classi dirigenti volta ad assicurare maggiori profitti alle case farmaceutiche  che si manifesta proprio nell’ambito della campagna vaccinatoria resa obbligatoria per 12 patologie infettive.

    Nessuno può negare che la ricerca del profitto sia nel sistema capitalistico la motivazione più credibile ma deve essere chiaro che nello stesso sistema non vi è alcun  ambito esente da questa occorrenza. L’alimentazione, l’abbigliamento, le vacanze, lo studio, ogni  strumento hi-tech, sono il prodotto non solo di profitti a volte esagerati ma anche dello sfruttamento del lavoro di coloro che producono le merci-oggetti in grado di assolvere alle funzioni anzi dette.

    Non è possibile, inoltre, fare  distinzione tra un cosiddetto TSO per le vaccinazioni e il preteso  contesto “libero” in cui  possono o meno essere usate e comprate  le merci più disparate, perchè se così si dicesse si sottovaluterebbe l’aspetto principale dell’odierno capitalismo industriale avanzato, ascrivibile anche alla cosiddetta  teologia del mercato.

    Si sottovaluterebbe, in altri termini, l’aspetto del consenso che è specialmente un consenso inconsapevole e qui sta il dramma.

Si è costretti a comprare, a servirsi, per un sempre più breve lasso di tempo, di oggetti non soltanto in conseguenza del fatto che  assolvono a un bisogno ma dato che sono parte di una catena desiderante che si è andata formando in una cultura priva di altro che non sia il consumo.

    Dove sta la libertà di decidere in questo costante, diffuso e imprescindibile Trattamento Consumatorio Obbligato (TCO)?

Da nessuna parte.

Non c’è alcuna libertà, così come si dice non esserci libertà nelle vaccinazioni dei bambini.

Fin qui tutto nella norma? Bè, fino a un certo punto.

    Coloro che si scagliano contro le vaccinazioni (tutte o in parte) solitamente non fanno altro che consumare. Non solo, ma nemmeno pensano che sfruttare i propri figli da parte di un qualsiasi imprenditore (prenditore come dice giustamente il regista  Silvano Agosti )  costituisce  danno sicuro per la psicologia del ragazzo/a che si abitua a mansioni senza possibilità di miglioramento e nella loro esecuzioni si presentano automatiche,  prive di interesse o creatività alcuna. Ma costituisce un danno possibile anche per la sua incolumità fisica. Pensiamo a certi “lavoretti” che impegnano il lavoratore a zigzagare nel traffico per fare più in fretta una consegna e più consegne corrispondono a più guadagno (per il padrone, specialmente).

    Un po’ di coerenza, dunque: se qualcuno a ragion veduta,  rimarco questo a ragion veduta,  si contrappone alla vaccinazione e/o alla legge dei 12 vaccini obbligatori guardi in un orizzonte più vasto e invece di essere il solito  isterico  insipiente  minimalista (senza togliere importanza alla vicenda vaccini)  si attivi per lottare, col pensiero e con l’azione, affinchè l’assetto della società cambi  anche nelle sue componenti più profonde.

   Non si limiti, in definitiva, a urlare per questo a quel cambiamento senza avere le idee chiare e le competenze necessarie,  ma sia prima più generico nel suo dissenso – sociale, politico –  e poi di volta in volta applichi la sostanza del suo dissenso generalizzato (ma non qualunquistico, ovviamente) ai fenomeni specifici dell’esistenza non ultimo quello delle vaccinazioni obbligatorie. Incominci una lotta antisistema, anticapitalistica, impegnandosi di più o come diceva Gaber, partecipi maggiormente alle vicende collettive, giungendo gradualmente anche a incidere su quelle istituzionali.

    Ho l’impressione,  nondimeno, che  supporre  tutto questo abbia malauguratamente un retrogusto utopistico.

Predicare una critica argomentata e generale al sistema che implichi poi una critica nello specifico ai fenomeni che quel sistema produce, presuppone intelligenza, cultura, studio, impegno e una certa predisposizione ad essere oggettivi piuttosto che soggettivi. Caratteristiche queste che, se mai sono state dei Sapiens (o possibili per la specie umana),  sono difficili da far emergere divenendo habitus mentalis consolidato e comunque verso di esse si erge sempre l’ostacolo dell’accumulazione dei capitali in poche mani lorde di compromessi, sfruttamento, sperequazioni, crimini, biechi giochi di potere.

Ostacolo quest’ultimo che inficia ogni possibilità di miglioramento effettivo della collettività umana (orientale, mediorientale, occidentale) a meno che…

2. Vaccinazioni: di destra o di sinistra?

In definitiva porsi a favore della vaccinazione, seppur obbligatoria, come del resto sono una miriade di altre disposizioni emanate dallo stato (pensare quante sono per farsene un’idea) è una posizione da incoraggiare, che offre anche fiducia generica ma benefica non tanto alle istituzioni di uno stato quanto alla ricerca scientifica, al metodo scientifico e agli operatori sanitari che debbono essere sempre qualificati e, speranza difficile da tradursi in realtà, esenti da pressioni che non siano quelle a favore della salute.

A questo punto meglio non dilungarsi sulla possibilità delle sovvenzioni di un settore della ricerca piuttosto di un altro, in base non ai benefici per la popolazione, quanto in base ai profitti che ne derivano. Possibilità che spesso si traducono in realtà e, avendone la certezza,  è necesario senza se e senza ma combattere arduamente tali esecrabili fenomeni.

   La  posizione che  favorisce la ragione, l’argomentazione limpida e funzionale alla comprensione delle cose,  almeno in teoria, può addivenire a una concezione positiva e più equa del sistema sociale.

   Invece, porsi a detrimento delle vaccinazioni denuncia certamente sfiducia nelle istituzioni e quindi anche nella cosiddetta medicina ufficiale (naturopati vari e, con le dovute distinzioni,  stregoni alla riscossa per il proprio parco clienti incrementato) ma quasi sempre si traduce in pressapochismo, isterismo e mancanza di dati dirimenti e quando i dati vengono esibiti essi non possono essere letti come si deve perchè mancano le competenze necessarie. Come sarebbero carenti le competenze  necessarie a disquisire sulla costruzione di un ponte da parte del passante (o futuro passante del ponte stesso)  a cui sembri che il ponte andrebbe costruito diversamente perchè vi sono tabelle e dati e opinioni di grandi ingegneri, ecc ecc. che dimostrano che in sostanza il ponte deve essere fatto diversamente,  così poi vi sarebbero altri passanti e curiosi che direbbero altro ancora e così via. Il ponte non si costruirebbe mai e, in analogia, le vaccinazioni  si farebbero alle calende greche, causando in questo ultimo  caso moltitudini di ammalati gravi e  morti premature a profusione.

    Ravviso un altro aspetto di questa campagna antivaccinazione: il suo carattere di destra o destro simile, qualunquistico, alla Guglielmo Giannini, il fondatore negli anni Cinquanta del movimento  l’Uomo qualunque;  non a caso, dopo lo scioglimento, i suoi componenti aderiranno in parte al Msi e in parte al Partito nazionale monarchico.

Di destra non tanto per il larvato e inconcludente ribellismo — la ribellione non è rivolta, rivoluzione, critica dura e precisa al sistema (cfr. E. Fromm, W. Reich, H. Marcuse) — ma perchè è una protesta inconcludente e costituita senza la conoscenza chiara e distinta  del fenomeno stesso. Trarre le conclusioni avendo poca dimestichezza con i dati, le fonti e l’incapacità di determinarne l’autorevolezza o meno, giungendo a conclusioni d’acchito, dogmatiche, senza possibilità di confronto genuino, ebbene, questa operazione mentale  è parte di una personalità che impone piuttosto che subire un’ingerenza esterna.

 Impone spesso gridando di subire.

  Insomma è una personalità che si esprime sugli equivoci, sull’incerto, sulle statistiche,  sulle possibilità più o meno probabili (e non sa quali siano più probabili di altre),  non essendo in grado di arrivare ad autentiche conoscenze poiché, a priori, ha deciso che la sua “verità” deve essere incontestabile. Così come i credenti in dio, così come i fautori dei vari nazionalismi, così come i predicatori di diete “giuste”, ideologie favolose, credenze strampalate, così come i liberisti che adorano la libertà di commercio globalizzato per loro stessi.

   Non si può d’un tratto divenire esperti, autonomi e libertari, ci vuole impegno di studio e una maturazione politica anticapitalistica, autogestionaria, che manca alla maggior parte della gente, la quale, tra l’altro, ha oggi interessi, invece, a essere politicamente e quindi socialmente, come ho appena scritto,  su posizioni di destra.

    Ecco un’altra ragione per guardare con estrema circospezione ai cosiddetti populismi   (con relative dimostrazioni “di massa” passate sotto silenzio dalla stampa,  come qualcuno dice a volte, poi smentito dai fatti) che tralasciando la terminologia  —  derivante da popolo e quindi con qualche senso positivo — sono il portato di un sistema altamente gerarchizzato e come tale sono inficiati dagli  stessi difetti  del sistema stesso.

   In conclusione una ulteriore  precisazione: quanto ho parlato della necessità di conoscere verità contingenti e quindi da scriversi con la v minuscola in contrapposizione a una aleatoria Verità metafisica, ho trascurato il fatto che specialmente oggi, dopo la caduta delle grandi narrazioni (Lyotard), abbiamo bisogno se non di verità almeno di conoscenze estese, globali. Conoscere cioè quale sia la trama che lega le diverse realtà tra di loro. Cosa ci sia dietro ai fenomeni stessi, quali siano le cause generali entro cui essi emergono.

Comprendere, o almeno tentare di farlo, spesso travalica i fenomeni contingenti per arrivare alla globalità, alla totalità (Hegel, Lukacs, ecc.), giungere, in altri termini, a una determinata  considerazione, potremmo dire metafisica,  che riesce a vedere, nondimeno, come i fenomeni contingenti siano in correlazione,  permettendo di giungere più vicini alla comprensione della complessità del mondo sociale oltreché di  quello biologico e fisico in generale.

(cfr.: https://andreapitto.wordpress.com/2017/05/21/vaccinazioni-nuova-bagarre-di-esperti/ )

 

DELACRO

LE VACCINAZIONI

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    Pensare solo come imposizione legislativa la faccenda vaccini comporta che venga messo in evidenza  l’obbligo in luogo dei benefici.

   Pensare come imposizione di far revisionare la caldaia ogni anno o la patente ogni tot di anni fa sembrare tali obblighi solo come obblighi appunto e non come fattori di migliore sicurezza per l’inquinamento e la sicurezza stradale. In questo senso ho espresso quella riflessione.

   La questione degli obblighi è, comunque, irta di ostacoli e incomprensioni specie perchè la cultura media della popolazione è assai bassa, oltreché essere improntata all’eterodirezione.

   Non si può d’un tratto divenire esperti, autonomi  e “anarchici”, ci vuole impegno di studio e una maturazione politica anticapitalistica, autogestionaria,  che manca alla maggior parte della gente, la quale, tra l’altro, ha oggi interessi, invece, a essere politicamente e quindi socialmente  su posizioni di destra.

    Mi fa ridere e pena il ribellismo per questioni secondarie (secondarie dato che derivano – come il piano vaccinale – da un contesto sociale determinato e non sono strutturali) e assenza di interesse e partecipazione per quelle strutturali (economia, finanza, sistema lavorativo, ecc.).

    Non si può e non si deve convincere al cosiddetto  rischio accettabile (ed è accettabile  davvero in questo caso) dato che la gran parte delle famiglie (il novanta per cento circa)  sono già convinte: fanno  infatti vaccinare i figli  perché la convinzione in questo caso deriva dalla fiducia nell’autorevolezza dei medici e dei ricercatori , della medicina in generale (che tuttavia negli ultimi tempi, come del resto  tutte le istituzioni, è sottoposta a severa e molto spesso funzionale critica) la cui influenza e preparazione è certo migliore rispetto a quella dei  soliti oppositori  (i  medici, si fa per dire,  e i tuttologi  fai da te internettiani)  alle briciole del sistema che poi si eclissano se vi sono battaglie autentiche e basate su assunti che tutti potrebbero  capire siccome si tratterebbe  di combattere l’iniquità sociale, lo sfruttamento perpetrato dagli imprenditori, le sperequazioni finanziarie, magari una dichiarazione di guerra, tutti fenomeni che non richiedono quasi nessuna preparazione specifica per comprenderli, solo autentico impegno sociale.

    Da ricordare, inoltre, l’esempio che ho fatto in altra sede   circa la sicurezza nella costruzione di asili, abitazioni, ospedali  o quant’altro (che necessitano personale qualificato, architetti, ingegneri,  e con esperienza certificata come i medici nel campo delle vaccinazioni), vederne le analogie con la  somministrazione di vaccini  –  a seguito, appunto,  di una valutazione primariamente medica –  e trarre le conseguenze pratiche.

    L’uso dell’aspirina, per citare un caso conosciuto che dimostra la presenza, ineludibile e che coinvolge tutti i farmaci, di effetti secondari in alcuni soggetti in terapia,  ha fatto alcuni danni,  ad esempio, la sindrome di Reye. Per altro non è sicuro che sia determinante per tale sindrome proprio l’aspirina, comunque l’aspirina , come è risaputo aumenta la fluidità del sangue, a volte pericolosa,  e provoca disturbi gastrici. Si ha menzione di ulcere gastriche anche acute da aspirina   che si fissa alla mucosa e la corrode. Ma tutto questo non inficia i benefici generali e importanti dell’acido acetil salicilico che tra l’altro è prodotto di derivazione naturale in un certo senso.

   Il paracetamolo, tachipirina commercialmente, è un farmaco che se si va a vedere  su internet (a volte internet è molto utile specie per avere un’infarinatura generale dell’argomento che ci interessa)  si eviterebbe di usare per le controindicazioni importanti che ha in molti soggetti. Tra l’altro mi pare che negli Usa non si usi più, ma l’informazione non è suffragata da dati precisi. Del resto si sa che non si deve usare tachipirina se non oltre i 38 gradi di febbre;  se fosse solo benefica la si userebbe  all’occorrenza (no, meglio  aumentare le autodifese dirà qualcuno,  avendo tra l’altro un bel po’ di ragione). La tachipirina ha un giro commerciale impressionante ed è il farmaco antifebbrile più usato, almeno  in Italia.

    Medesima considerazione  per gli antibiotici e  il cortisone, che sono diffusi capillarmente  non soltanto nelle fasce di età giovanili. Anch’essi provocano reazioni avverse in alcuni soggetti che però non inficiano l’uso generale con risultati benefici nella maggior parte dei casi in cui essi sono i farmaci d’elezione.

    Adesso devo però ribadire con forza ciò che ho detto e ridetto fin dall’inizio del dibattito sui vaccini:  i danni a volte si manifestano, sono documentati e trattati statisticamente.  Chiunque, del resto,   può essere testimone di patologie derivanti da un certo vaccino (che va specificato sempre quando si parla, altrimenti si parla dei massimi sistemi) se si trova nelle vicinanze del bambino che ne ha subito le conseguenze.

   Ma tutto cambia se si fa un discorso epidemiologico, il più importante quando si tratta l’argomento vaccini e del resto anche altre questioni mediche.

   Epidemiologia, Statistica, sono due concetti, due metodi di studio,  due campi del sapere che devono essere considerati, altrimenti si parla a vanvera.

    Dunque non si tratta di negare l’evidenza, da alcuni affermata con eccessiva veemenza, circa i possibili effetti secondari non voluti delle vaccinazioni. Sono certo  che chi scrive non lo abbia mai fatto e anzi è proprio argomentando come sto facendo da tempo che si arriva a considerare le questioni in maniera chiara e ampia, piuttosto che ristretta e pregiudizievole.

   Ho anche già ricordato  che il piano vaccinale non è dogmatico, irremovibile e che può essere cambiato ma rimangono lo stesso tutte le affermazioni che ho fatto (per chi leggesse per la prima volta queste riflessioni deve sapere che il dibattito su questo argomento dura da parecchi giorni oramai) sia sulla vaccinazione, sia sulla specificità di ogni patologia affrontabile con la vaccinazione, sia sulla questione profitto delle case farmaceutiche. Il discorso, a questo punto,  si fa ridondante.

    Credo di aver sviscerato nei post e in un  articolo sul blog  i problemi maggiori della questione vaccinazione, vaccinazione obbligatoria, patologie infettive, reazioni dei vaccini, complicanze delle malattie in apparenza “benigne”, eccetera.

    Adesso davvero chi è interessato studi di più, ma sui libri e non smanettando a più non posso sulla tastiera del PC, con tutto il rispetto comunque di chi mi ha dato l’opportunità di fare chiarezza e di contestualizzare l’argomento vaccinazioni, avendone personalmente sufficiente conoscenza.

    Dimenticavo, quando si parla di  danno grave da vaccino, va intanto documentato (e se non si è in ambito medico è assai difficile leggersi le riviste di epidemiologia o immunologia o infettivologia che, tra l’altro, sono in bella mostra nella biblioteca medica di San Martino a Genova e in molte altre biblioteche mediche nazionali) e comparato alle complicanze di alcune malattie come il morbillo o alla malattia conclamata come la poliomielite o la meningite.

    Provare per credere anche solo leggendo le descrizioni relative a queste condizioni morbose in una pubblicazione medica.

Di questo non si parla? Di questo ci si dimentica?

    Tali situazioni patologiche sono gravi, sì, gravi o gravissime e di esse vi sono, cercandole, testimonianze a iosa e assai più frequenti di quelle di cui si parla per gettare nel panico chi deve vaccinare un bambino. Qualcuno dice con ansia e spesso con piglio aggressivo:  “Si provi a leggere i bugiardini e si vedrà…”  I bugiardini vengono scritti per sollevare  dalle responsabilità le case farmaceutiche che li producono. In essi in sostanza spesso viene scritto tutto ma anche il contrario di tutto.

    Nessun farmaco, è necessario esserne convinti, dà la certezza di produrre effetti benefici ed è esente da effetti nocivi in una percentuale ristretta di chi ne fa uso. Se quest’ultima percentuale dovesse aumentare sensibilmente il farmaco verrebbe tolto dalla farmacopea e sostituito da un altro più efficace e con meno effetti secondari. E così via, fino alla fine dell’uomo, della ricerca, della scienza, magari anche della vita sulla Terra.

    Concludendo,  non c’è nessuna negazione dell’evidenza, almeno in ciò che ho scritto profusamente oramai, e non c’è alcun pericolo ragionevole, ragionevole ripeto,   che si ottengano effetti contrari (se non in una percentuale minima di soggetti)  a seguito  delle vaccinazioni, che debbono essere fatte pena lo sviluppo di patologie individuali, di endemie o anche di pandemie.

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SINEDDOCHE E VACCINAZIONI.

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Keith Haring

    Bisogna fare attenzione a non usare impropriamente  la sineddoche quando, per esempio, si parla di vaccinazioni.
Cos’è la sineddoche?
E’ una figura retorica o un’espressione linguistica che, in sintesi, esprime la parte per il tutto o viceversa. Si sostituisce un termine con un altro quando tra i due vi è una relazione quantitativa o anche qualitativa specie se esprimibile quantitativamente.
Cosa succede nel caso si parli delle vaccinazioni?
Accade che queste nel loro complesso vengano demonizzate tout court: tutti i vaccini sono opera di una macchinazione a detrimento della popolazione.
Dodici sono i vaccini imposti per legge e questa appare allora ingiustificata e impositiva tanto che se ne fa tabula rasa: le vaccinazioni, ognuna di esse, in quanto tali sono da aborrire.
La vaccinazione come tecnica medica deve essere abbandonata.
Lasciando, però, il campo aperto a che cosa?
Alla “vis sanatrix naturae”, tentano di sostenere alcuni.
Alla fatalità, dicono altri.
Senza fare distinzioni di sorta.
Ciò accade perchè la tendenza della popolazione (il cosiddetto popolo, oggi tanto vituperato ma anche esaltato) è quella di contrapporsi alle istituzioniche, che,diciamo la verità, hanno spesso dato prova di non essere a favore della gente e di perseguire interessi di parte.
Nel nostro caso gli interessi di parte sono quelli attribuiti (giustamente) alle holding farmaceutiche. Senza ipotizzare, lo si potrebbe fare, che non vi siano soltanto interessi riguardo al profitto ma altri intendimenti perseguiti con una sorta di stigmata di massa, ma questo fa parte della fantapolitica, almeno speriamo sia così.
Dunque, ribadisco, attenzione a non usare la sineddoche che in linguaggio popolare si esprime anche dicendo “non fare di ogni erba un fascio”.
Insomma è meglio fare distinzioni, ma distinzioni suffragate dalla conoscenza degli elementi da scartare e di quelli che invece vanno senza alcun dubbio mantenuti.
A questo proposito, cioè arrivare alla conoscenza di ciò che ha un’assoluta importanza per mantenere uno stato generale di salute, come l’uso delle vaccinazioni, è necessario bene o male affidarsi alle conoscenze specifiche di coloro che si occupano, in teoria e in pratica, dell’oggetto in questione. Coloro cioè che hanno le qualifiche in tal senso, che hanno studiato e sperimentato, che sono giunti a risultati degni di nota, risultati che dunque statisticamente paiono utili per la popolazione. Certo, questa è una situazione di “purezza”, ove non vi sono implicazioni di altro genere come il solito esecrabile profitto, anzi il super profitto che deriva da certe campagne pubblicitarie che infondono seduzione o, al contrario, angoscia nella gente.
Credo, in conclusione approssimativa, che tuttavia si possa condividere il pensiero di Bertrand Russell quando diceva di valutare con una certa umiltà benefica la propria opinione allorchè essa venga rivolta alla conoscenza (o pretesa conoscenza) di un settore che necessita un lungo percorso di preparazione al fine di comprenderne gli assunti di fondo, come è il caso delle questioni mediche, nella fattispecie delle vaccinazioni. Se le convinzioni di qualcuno sono in netto contrasto con quelle degli esperti del  campo specifico è necessario fare un passo indietro e rivalutarle debitamente in attesa, eventualmente, di un loro perfezionamento.
In questi casi, infatti,  esprimere un’opinione che contrasta con quella della maggioranza degli “esperti” porta quasi sempre a sostenere qualcosa che non corrisponde alla realtà dei fatti. Con la salute, dato che stiamo argomentando proprio di essa.
Quindi, traendone le debite conseguenze, favorisce la malattia o per lo meno determina condizioni favorenti le patologie, come appunto quelle infettive.

Per contrastare o corroborare  efficacemente e debitamente gli esperti, cosa che ovviamente deve essere sempre fatta al fine di  migliorare la conoscenza stessa, occorre dunque diventare esperti in prima persona,  il che non significa “smanettare” su internet alla ricerca di notizie che convalidino assunti preformati, ma studiare a fondo la materia che interessa ed eventualmente conseguire la  laurea di riferimento.

La laurea non offre la garanzia che ogni cosa venga poi affermata sia dirimente e immutabile, ma se il corso di studi è portato avanti con interesse e passione gli esiti emergono e sono spesso esiti positivi per l’individuo,  la comunità e potremmo dire anche per la conoscenza in generale.

QUALCHE ECCEZIONE?

Tra  le patologie per le quali ora è obbligatorio il vaccino si potrebbe  nutrire qualche  dubbio  per quello relativo alla   rosolia  che  raramente (quindi a volte capita)  causa    quadri morbosi gravi.

Tuttavia bisogna sapere che la rosolia, la quale   si manifesta con eruzione cutanea di solito benigna per i bambini,  diventa pericolosa  se contratta per la prima volta da  donne adulte in stato di gravidanza (specie nei primi tre mesi),  dato che può favorire  l’aborto spontaneo oppure malformazioni fetali piuttosto gravi. Dunque per i maschi il vaccino non è così importante e anzi direi potrebbe anche essere depennato dalla famigerata lista dei 12.

Qualche nota si può formulare anche  sulla varicella, il cui agente infettivo è il  virus varicella-herpes  zoster.  Generalmente è caratterizzata da un quadro morboso che scompare in una decina di giorni e di per sè non rappresenta una patologia importante.  Ma se è contratta dall’adulto il decorso è decisamente più grave.  Tra le complicanze vi è la polmonite.  Una caratteristica di questo virus è quella di rimanere, dopo aver contratto la varicella,  anche per decenni in focolai silenti dell’organismo che possono manifestare la loro virulenza in occasione di decrementi immunitari o per cause non del tutto conosciute. La malattia nell’adulto si manifesta come  infezione da herpes zoster, detta anche “fuoco di sant’Antonio”, che talvolta causa dolori molto intensi e può dare complicanze degne di nota. Tuttavia l’infezione da varicella-herpes zoster non è pericolosa per la salute come tutte le altre patologie per cui è richiesta  la copertura vaccinica obbligatoria, patologie che spesso causano una riduzione dell’aspettativa di vita fino all’exitus  unitamente a un decremento importante della sua qualità, specialmente  in ambito cognitivo e motorio.

 

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VACCINAZIONI, NUOVA BAGARRE DI “ESPERTI”

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Chivasso, Palazzo Santa Chiara

La questione vaccini è molto importante e difficile da dirimere completamente.

Certo non ci si deve basare sulle considerazioni fatte da fantomatici  biologi, naturopati  e quant’altro di cui spesso non si hanno notizie se non a seguito di fugaci  comparsate   sui social network in cui esprimono la loro saccente avversione ai vaccini (ma anche ad ogni altra faccenda sia degna d’attenzione).

Il fai da te scientifico o para scientifico comunque è “da fermare”, specie in medicina e specie se viene assunto da soggetti affetti da sbrigativismo scientifico.

Detto ciò i vaccini vanno fatti, su questo non ci sono dubbi.

Noi stessi, adulti più o meno giovani e anziani,  siamo vivi e mediamente in salute, capaci di raggiungere un’età  impensabile nelle epoche precedenti all’introduzione dei vaccini.

Rimane da vedere quanti e quali vaccini siano indispensabili e quali potrebbero essere evitati.

A decidere questo però devono essere gli esperti in infettivologia, immunologia, statistica medica, epidemiologia e non i soliti insipienti che  non hanno figli o su questi fanno esperimenti tipo: vediamo un po’ se non si ammalano della malattia x non vaccinandoli.

Insomma, andiamoci piano, molto spesso, come in questo caso, la medicina, nella sostanza, favorisce la salute anche se, oramai lo si dice spessissimo, è dipendente dalle holding farmaceutiche.

Pur essendo così il rischio nella mancata  vaccinazione di un bambino è troppo grave,  inoltre non vaccinandolo  si fa opera egoistica perché si toglie forza alla cosiddetta immunità di gregge che si raggiunge avvicinandosi al 95 % dei vaccinati.

E’ chiaro poi che le malattie che un tempo erano state debellate possono rifarsi vive se in una popolazione si diffondono individui non vaccinati. Ovvio, scontato. Ecco perché è necessario aumentare i presidi contro le infezioni, anche se  non è soltanto questo il motivo.

Comunque una legge come quella recente che introduce l’obbligatorietà di 12 vaccini per i bambini  costituisce sempre un obbligo, tuttavia a volte sembra essere necessario in un mondo come il nostro che non abitua all’autogestione razionale dell’esistenza ma alla sottomissione, preda dell’ignoranza e della presunzione.

Qualche precisazione la troviamo su la Repubblica on line del 19 maggio, il giornalista Michele Bocci scrive: “L’obbligatorietà  (per le iscrizioni) ci sarà ma soltanto per asili nido e scuole materne, cioè per i bambini da 0 a 6 anni. Per le scuole dell’obbligo, invece, la mancata vaccinazione porterà a una sanzione pecuniaria nei confronti dei genitori, come chiesto da Fedeli e criticato da più parti nel mondo della sanità (ad esempio dalle società scientifiche).”

 E’ proprio l’ignoranza insieme alla presunzione che fanno prendere posizione contro le vaccinazioni senza sapere nemmeno quali siano i meccanismi su cui si basano, senza conoscere cosa sia l’immunità, cosa siano gli antigeni, le immunoglobuline, ecc.,  né tantomeno quali siano i pericoli cui si va incontro, anzi, cui vanno incontro i bambini, se si ammalano proprio di quelle  malattie protette dai vaccini.

Sì, ci sono, anche se raramente, delle reazioni negative post vaccinazione (la relazione con l’autismo è una bufala grossolana), ma anche questa è una questione da valutare molto seriamente, sempre però con gli strumenti che la medicina  offre.

Di certo le reazioni negative mediamente sono quantitativamente e qualitativamente meno gravi  per la popolazione infantile. Ciò è assodato ma sarebbe dispersivo portare grafici e specifiche documentazioni a riguardo. Del resto lo stanno facendo in molti e i contributi  da valutare debbono essere di carattere medico e provenienti dalla ricerca accreditata e non opinioni di fattucchiere o di pseudo incazzati vari che vogliono avere il loro momento di gloria credendo di aver capito tutto.

Ricordarsi poi che scrivere un libro da non medico (quindi al di fuori della medicina scientifica seria che esiste ed è anche frequente incontrarla sul proprio cammino) su un fatto che fa scalpore come quello dei vaccini, oggi fa guadagnare soldi e aumenta la notorietà e i  relativi inviti a partecipare a trasmissioni televisive e quant’altro.

Insomma, il problema è grave ma i bambini sono bambini (non possono tra l’altro decidere) e quelli protetti dalle vaccinazione hanno buonissime probabilità di campare in buona salute rispetto alle generazioni dei loro padri e nonni.

  Tutto questo non impedisce che si possano pensare delle variazioni circa l’obbligo su citato, ma debbono essere variazioni razionali e specialmente basate sulla ricerca scientifica.

   Sembra che oggi  sia molto difficile scovare qualcosa che vada per il verso giusto in questa società e in questo momento, tutto comunque serve, in definitiva e/o in aggiunta,  a stornare l’attenzione sullo sfruttamento del lavoro, sull’incipiente automazione e sull’iniquità con cui le ricchezze vengono distribuite in Italia, in Europa, nel mondo.

Divide et impera, un motto sempre valido su cui bisogna riflettere.

Cosa risaputa, ma il fronte della divisione avanza.

Le monadi umane chiudono ogni loro finestra e  le divisioni  nella popolazione (diete, religioni, convinzioni, squadre di calcio, adesso vaccini, ecc.) aumentano a dismisura riducendo la  possibilità di unire le forze per contrastare il capitale e il potere in generale.

Le classi al potere, che probabilmente fanno vaccinare in massa i propri figli,  sorridono  mantenendo salda la loro egemonia.

Tutto questo senza usare polizia o eserciti.

Tutto avviene dolcemente (si fa per dire) e la condizione del singolo peggiora sempre  più, convinto  che tutto vada per il meglio a parte qualche discussione qui e là,  a pancia piena e con lo smart phone di ultima generazione sotto mano, in base, cioè, al  loro essere-allamano (Zuhandenheit ), direbbe il famigerato Heidegger.

  Oppure  essendo il singolo persuaso  che tutto vada a rotoli, che non vi sia più alcuna verità (con la “v”minuscola, giacchè quella con la “V” maiuscola è morta e sepolta da tempo), ma che ad aver conoscenza della  verità su ogni fenomeno sociale sia egli stesso.

Il complotto è gigantesco ma egli lo monitora a suon di convincimenti  irriducibili anche se sono in  contrasto (anzi, tanto meglio, sembra di essere più “rivoluzionari” così)  con le indicazioni dei ricercatori, della scienza cosiddetta ufficiale, senza dubbio uno strumento da aborrire che danneggia l’individuo e  vuol sottomettere la sua esistenza a suon di decreti e obblighi.

  Attenzione, la scienza non si attesta mai a una determinata  legge scientifica, non possiede “verità” inoppugnabili, inemendabili. Essa è sempre un cantiere aperto e quello che vale oggi domani può subire dei mutamenti in grado di spiegare meglio ciò che fino ad un certo momento era comprensibile solo parzialmente.

 La scienza si sviluppa come se si fondasse su palafitte, diceva Popper, non vi è un terreno solido su cui  puntare i piedi, o meglio la ragione scientifica: tutto muta, tutte le congetture-ipotesi vengono in un momento suffragate e poi confutate .

Vi è però sempre un percorso articolato su cui ogni nuovo sapere, pur superando saperi precedenti, ne riconsidera i risultati anche se parziali, sapendo che la nuova conoscenza è pur sempre anch’essa parziale.

Così è l’intrinseca natura del conoscere. Così è il nostro “seguir virtute e canoscenza”, come scriveva Dante nel Duecento.

Questo percorso, che non ha fine, si avvale degli errori del passato per migliorare il presente e presumibilmente il futuro. Difficilmente vi sono errori madornali da rimuovere, più facilmente gli errori gradualmente si estinguono vicariati da nuovi modelli scientifici, senza per questo dar credito necessariamente a veri e propri mutamenti rivoluzionari   di “paradigma”, in continua alternanza (cfr. Kuhn, Feyerabend, Lakatos a riguardo).

Non vi sono dogmi irrefutabili nella scienza, ecco perchè  qualcuno, sprovvisto di equipaggiamento scientifico,  può dire che essa sia una farsa, un ambito gestito solo da interessi di parte.

Il “dogma trinitario”, quello è un assunto “vero” e non ha bisogno di revisioni, così pensano coloro che si lasciano condizionare dall’atteggiamento fideistico, così facile da assumere e così privo di richieste, tanto che chiunque, anche il meno dotato intellettualmente, può farlo proprio.

   Dunque in molti viene meno l’autentica capacità critica, documentata a dovere, globale (capace di vedere la filiera, la genealogia,  contestualizzando ogni  fenomeno venga preso in considerazione),  fondata sullo studio e l’impegno costante.

Viene meno la critica sotto il peso della parcellizzazione della stessa e trasformandosi in chiacchierio presuntuoso e dogmatico, incapace di accettare ragioni diverse dalle proprie.

Quel che è peggio è che tali opinioni sono quasi sempre  inconsistenti e  simili, ripeto,  ad una qualche credenza religiosa, presa per vera e impermeabile a qualunque critica razionale.

Insomma l’ignoranza spesso riesce ad avere la meglio dato che è  percentualmente più presente sulla scena sociale, fa maggior rumore,  a differenza della conoscenza razionale (  ragionevole) che oramai pare essere una caratteristica di nicchia.

Così, purtroppo,  avviene anche riguardo al problema delle vaccinazioni.

PS 1
Per valutare correttamente le ingerenze delle holding farmaceutiche è necessario considerare anche i costi sanitari dell’aumento di quelle patologie che insorgono, percentualmente, in chi non ha fatto la vaccinazione. Costi sanitari che sono anche “farmaceutici” e quindi sempre legati alle suddette holding. Esse, in sostanza, guadagnano sempre, sia con le vaccinazioni che in loro assenza.

PS 2

Viene spontaneo coniare un nuovo termine: antivaccinocretino. Non bastavano i calciocretini, i fideistico cretini e quant’altro!

PS 3

Tra  le patologie per le quali ora è obbligatorio il vaccino si potrebbe  nutrire qualche  dubbio  per quello relativo alla   rosolia  che  raramente (quindi a volte capita)  causa    quadri morbosi gravi.

Tuttavia bisogna sapere che la rosolia, la quale   si manifesta con eruzione cutanea di solito benigna per i bambini,  diventa pericolosa  se contratta per la prima volta da  donne adulte in stato di gravidanza (specie nei primi tre mesi),  dato che può favorire  l’aborto spontaneo oppure malformazioni fetali piuttosto gravi. Dunque per i maschi il vaccino non è così importante e anzi direi potrebbe anche essere depennato dalla famigerata lista dei 12.

Qualche nota si può formulare anche  sulla varicella, il cui agente infettivo è il  virus varicella-herpes  zoster.  Generalmente è caratterizzata da un quadro morboso che scompare in una decina di giorni e di per sè non rappresenta una patologia importante.  Ma se è contratta dall’adulto il decorso è decisamente più grave.  Tra le complicanze vi è la polmonite.  Una caratteristica di questo virus è quella di rimanere, dopo aver contratto la varicella,  anche per decenni in focolai silenti dell’organismo che possono manifestare la loro virulenza in occasione di decrementi immunitari o per cause non del tutto conosciute. La malattia nell’adulto si manifesta come  infezione da herpes zoster, detta anche “fuoco di sant’Antonio”, che talvolta causa dolori molto intensi e può dare complicanze degne di nota. Tuttavia l’infezione da varicella-herpes zoster non è pericolosa per la salute come tutte le altre patologie per cui è richiesta  la copertura vaccinica obbligatoria, patologie che spesso causano una riduzione dell’aspettativa di vita fino all’exitus  unitamente a un decremento importante della sua qualità, specialmente  in ambito cognitivo e motorio.

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